È passato più di un anno dall'ultimo post dedicato a questa rubrica appena nata e già abbandonata, ma insomma siamo qui per rimediare!
Nel frattempo il 2015 è partito, come tutti gli anni, con gli stessi propositi: inizia a fare questo, rincomincia a fare quello, rinuncia di più a quest'altro blah blah blah guarda più film, leggi più libri blah blah blah.
A riguardo devo dire che mi sto seriamente impegnando. Certo i ritmi non sono più quelli di una volta ma ormai me ne sono fatta una ragione: la scusa della mancanza di tempo non regge per niente.
Per quella che è la mia vita ora quello che è più difficile è concedersi il lusso di dedicarsi ad un film o ad un libro senza pensare a ciò che invece si DOVREBBE fare.
Non sono una persona attaccatissima ai social ma non mi faccio mancare niente e a volte ho quella opprimente sensazione di connessione costante al resto del mondo da cui non riesco a staccare: è un'attenzione che resta sempre vigile sottopelle e quando impari a vivere così come si fa poi a stopparsi e concentrarsi per più di un'ora in qualcosa di assolutamente liberatorio come un film o un libro?
Beh vabé comunque non sta andando gran male e soprattutto, con calma e relax, sto depennando una serie di titoli che stazionavano in attesa da troppo tempo.
► Il LIBRO che depenno è Guerra agli umani di Wu Ming 2. Ammetto che i libri del collettivo non mi hanno mai incuriosito più di tanto, mi piace la storia della loro formazione e trovo interessanti certi articoli sul loro blog ma per il resto non mi sono mai affannata a recuperare qualcosa (consigli?).
L'unico che ho adocchiato con attenzione è questo e - assolutamente sì - mi ha conquistato dal titolo.
Chi mi conosce sa che non ho un carattere particolarmente incline all'antropocentrismo e anzi in questi anni la natura selvatica, la montagna, i boschi si stanno legando molto al mio modo di vivere e trovare quiete. Non ho molto da dire se non che l'ho trovato con stupore un libro giusto per me e sono molto contenta che mi sia capitato in questo momento.
► Il FILM è Boyhood, finalmente l'ho recuperato alleluia alleluia. Lo so è un altro di quei film che "Hey sono bello! E poi 12 anni, cioè vuoi mettere cocco? Sgancia l'Oscar su presto!".
Cioè insomma posso dirlo? Sta cosa che per farlo sono state fatte riprese lungo l'arco di 12 anni è un po' la sua rovina e non che la faccenda non conti e l'esperimento non sia riuscito: i vestiti, i gadget, la musica (parliamone: che playlist da lacrime), i continui riferimenti alla cultura mainstream (da Harry Potter a Twilight) tutto quanto è genuino, nessuna ricostruzione storica avrebbe potuto reggere il confronto.
Per non parlare poi del cast fortunatissimo: nessun morto, nessuno che ci ripensa, tutti incredibilmente in gamba primo fra tutti il piccolo Ellar Coltrane cicciotto che nel frattempo cresce e diventa bello e bravo.
Ma soprattutto Patricia Arquette: una storia personale così comune e tragica che le sguscia dalle mani fra patimenti e traguardi che da raccontare in fondo ne ha più lei dell'ex marito beone giramondo/fuggitivo. E mi spacca il cuore quando si siede su quella sedia in quella casa così nuova, estranea, vuota.
Ma soprattutto Patricia Arquette: una storia personale così comune e tragica che le sguscia dalle mani fra patimenti e traguardi che da raccontare in fondo ne ha più lei dell'ex marito beone giramondo/fuggitivo. E mi spacca il cuore quando si siede su quella sedia in quella casa così nuova, estranea, vuota.
E insomma chi se ne frega di tutto questo lasso di tempo passato quando un gran numero di scemotti conclude il tutto con: "Interessante questa cosa dei 12 anni ma la trama è un po' così, non succede niente" ma come la trama? In questo film succede la Vita e la vita è LA storia pura.
La vita di una famiglia come tante che se tutti i membri della vostra di famiglia tirassero fuori i propri scheletri e decidessero di farne un film ne uscirebbe una cosa uguale: non eclatante forse ma vera, strepitosa, spesso assurda che mentre ci stai dentro e la vivi nemmeno noti quanto sa essere assurda.
Per la mia credo ne verrebbe fuori un kolossal. E vorrei Terry Gilliam come regista, grazie.
► Infine la MUSICA relegata come sempre all'ultimo in due righe perché, come in Boyhood, è il sottofondo che non manca mai e che spesso si percepisce appena però guai se manca.
Ultimamente ho ascoltato l'ultimo dei Prodigy, The day is my enemy, che sembra un album fatto da un gruppo anonimo che tenta invano di imitare i Prodigy però in fondo sa dare un po' di soddisfazione e mi fa sperare in un degno concerto.
Comunque Wild Frontier: canzone del momento.
