4.5.15

LIZ PAYNE


Penso sia chiaro che questo spazio che mi sto costruendo non ha un'impostazione particolarmente originale.
Tipo c'è questo sito di arte contemporanea decisamente fico che leggo molto spesso e si chiama The Jealous Curator, che quando ho scoperto anni fa è stato come quando ho scoperto The Man Repeller di Leandra Medine: cioè che già dal nome mi ci riconoscevo in tutto, che già in tre parole sapevo dove volesse andare a parare.
L'about di TJC inizia così: There is one moment, in the first few seconds, when you look at a piece of art and know that you love it. It’s the moment when, if you’re an artist yourself, you look at it and feel a rush of uplifting inspiration… and total soul-crushing jealousy all at the same time. It’s when you walk away thinking, “Damn, I wish I thought of that.”
Ecco questa sono io che vado matta per i pattern, vado matta per il ricamo e l'embroidery art, becco per caso (proprio su TJC) i lavori di Liz Payne e mi sento come quando qualcuno riesce ad esternare con naturale semplicità le mie stesse, esatte, precise, identiche sensazioni con parole che io non sono stata in grado di trovare. 
E allora sì eccola questa frustrante ammirazione: "Questi lavori sono fantastici! Ma si può sapere perché cazz non ci ho pensato prima io?". 

Liz sa coniugare arte e artigianato con una freschezza disarmante. È un'esploratrice materica della superficie, una studiosa delle potenzialità dei vari materiali ma soprattutto una che sa giocare con regole accurate e ricche di vitalità. Il risultato non è mai scontato e, anzi, sempre unico.

PS: tutto questo ammasso di rosa fluo mi farà diventare cieca.